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CREDEVO CHE LA VITA FOSSE UN POEMA: omaggio a Guy Gilles

A cura di Associazione Laboratorio Probabile Bellamy

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

> 23 Aprile > 04 Maggio 2026 – H 21,00

CREDEVO CHE LA VITA FOSSE UN POEMA:
omaggio a Guy Gilles

Rassegna cinematografica in pellicola a cura di Associazione Laboratorio Probabile Bellamy

PROGRAMMA

Ingresso con tessera dell’associazione Bellamy
Si consiglia di prenotare via email a info@laboratoriobellamy.it

> Lunedì 13 aprile h 21,00
LE CLAIR DE TERRE (Guy Gilles, 1970, 98′)

Pierre è un giovane “pied noir” rimpatriato dal suo paese d’origine, una Tunisia di cui si ricorda appena: a Parigi, città che gli è sempre rimasta estranea, si sente a disagio. Suo padre, vedovo inconsolabile di una donna il cui corpo è rimasto là, nel paese del sole, non può far nulla per il figlio. Pierre decide così di partire; di ritornare.

> Lunedì 20 aprile h 21,00
AU PAN COUPÈ  (Guy Gilles, 1968, 80′)

Un ragazzo e una ragazza, Jean e Jeanne, si ritrovano al caffè “Au pan coupé”. Si amano, eppure, stanno per separarsi. C’è in Jean una mancanza, una rivolta interiore che lo rende incapace di vivere. A Jeanne, che desidera comprenderlo, racconta la sua adolescenza turbolenta, il riformatorio, le fughe e il continuo desiderio di uscire dai ranghi. Un giorno Jean scompare, e Jeanne scopre l’impossibilità di dimenticare.

> Lunedì 4 maggio h 21,00
L’AMOUR À LA MER (Guy Gilles, 1965, 75′)

Una giovane parigina si innamora di un marinaio incontrato a Deauville. Ma arriva l’autunno e i due amanti devono separarsi. Si scrivono, ognuno vivendo la propria vita: lui a Brest con i suoi amici, lei a Parigi, nell’attesa di rivederlo. Il loro amore resisterà alla distanza?

Evento speciale

> Lunedì 27 aprile h 21,00
PADRONE E SOTTO (Roberto-C, 2025, 83′)

“Padrone e sotto” è un gioco di carte che mette in scena un’antropologia del dominio e della sottomissione in cui l’umanità si divide in servi e padroni: o si comanda o si subisce. Il documentario è un ritratto di chi è schiacciato, sfruttato, indomito: tre storie delle classi subalterne napoletane, tra sforzi quotidiani e aspirazioni di chi non ha potere, denaro, istruzione né una voce pubblica. Le immagini, che si muovono tra 4:3 e 16:9 come una piccola fisarmonica, rifiutano ogni veduta panoramica per restare dentro la città e nella sua materia più viva. Il progetto artistico di cyop&kaf muta forma e con il solo Roberto-C porta a compimento una trilogia già iniziata con “Il segreto” (2013) e proseguita con “Lievito” (2021).